Farmacia 2008, la resa dei conti:

Farmacia 2008, la resa dei conti: è ora di bilanci

Farmacia De Tommasis – Napoli, lo staff

E’ ora di bilanci. L’università, come spesso accade, non l’aveva insegnato. Una laurea in farmacia od in chimica farmaceutica non insegna a come comportarsi col pubblico, come migliorare la tecnica espositiva, come gestire il personale, come essere imprenditore.

Non ricordo quando in passato esattamente successe, ma la preparazione lasciò il posto al confezionato, il prodotto industriale sostituì quello manuale. E con lui il prezzo imposto, la pianta organica, le distanze, i concorsi per titoli ed esami, la convenzione con lo Stato per tutti i prodotti medicinali, con ricetta e non. Ed il farmacista imparò progressivamente a convivere con realtà diverse da quelle che aveva studiato. Gli fu richiesto di essere per lo stato un burocrate ed un esattore, per le aziende farmaceutiche un depositario ed un controllore dei loro prodotti e non solo. Nuove referenze, migliaia di voci a cercare un posto negli scaffali della farmacia. Quello che era nato come spazio sacrale di cultura, come cenacolo delle migliori teste pensanti del luogo, il tempo ed il mercato l’aveva trasformato spesso in un anonimo bazar.

Ma a volte col farmacista complice. E sì, perché se l’industria investe miliardi in ricerca prima ed in pubblicità poi, perché rallentare il fiume di richieste? Si vende di tutto a tutti, senza sforzo. La concorrenza è lontana, il benessere raggiunge strati sempre più vasti della popolazione ed aumentano le esigenze col tenore di vita. Lo Stato è in affanno, la spesa farmaceutica cresce senza controllo. Non riesce ad essere puntuale coi rimborsi?. Rallenti i tempi ed i modi delle nuove aperture! E le nuove generazioni di neo-laureati? Se hanno parenti con farmacia l’occupazione è garantita, se no si mettano in pace. La gavetta è lunga, lo stipendio è scarso se rapportato agli utili aziendali, ma ci sono scelte?

Ora tutto questo è destinato a cambiare. Con l’ingresso di capitale privato e quindi la nascita di catene di farmacie, le aree della pianta organica e le distanze saranno probabilmente ridotte se non addirittura annullate, la quota mercato di ogni farmacia rischia di ridursi sensibilmente in proporzione delle nuove aperture che si prevedono in numero non inferiore a 2000 nuovi esercizi. Si tenta con la partecipazione di tutti gli attori di fare una nuova farmacia. Una farmacia che sia meno consumo (prodotti) e più servizi (uomo farmacista), che dia occupazione ad un numero maggiore di laureati che aspettano in qualche modo di fare quello per cui si sono laureati, gestire una propria farmacia.

Chi saranno le vittime di questi futuri cambiamenti? Quelli che sono latitanti dalla quotidianità della loro farmacia, avendola lasciata da gestire al personale. Quei farmacisti che hanno sempre visto la farmacia come solo strumento di reddito. ”La clientela c’è, è tanta, ci sarà sempre. Ha dei problemi? Vada dal medico, noi non possiamo fare nulla. Avanti il prossimo”. Quelli che sviluppano da una vita l’attività in 80 mq. globali, in locali d’affitto. Hanno sempre detto no a tutte le occasioni che hanno avuto di ampliarsi o trasferirsi per migliorare i loro servizi. Quelli che hanno voluto sempre nascondersi; quelli che dicono che l’immagine non è importante, ma la velocità di servizio, avanti il prossimo; quelli che dicono che hanno ristrutturato la farmacia 20 anni fa ed è “nuova come il primo giorno”; quelli che non si aggiornano, quelli che non fanno crescere il loro personale, quelli che dicono “ai miei tempi”, quelli che i clienti li vedono solo come consumatori.

Chi non dovrà temere il cambiamento? Chi ha saputo creare nel tempo un legame forte colla sua clientela, conquistandone giorno dopo giorno la fiducia, perché prima dei suoi interessi economici, ha avuto sempre cura dei loro bisogni; chi ha rapporti di rispetto con tutti gli attori della sua filiera; chi ha fatto crescere economicamente e culturalmente la sua squadra; chi si aggiorna e si documenta; chi in una parola “ama la farmacia”.

Penso ad una frase, non ricordo di chi, che suona più o meno così: “Quando sei nato, tutti attorno a te erano felici, solo tu piangevi. Trascorri la tua vita in modo che, quando verrà la tua ora, tutti attorno a te piangano e tu nel lasciarla, sii felice.”

GSV