L’analisi di Sergio Liberatore – dg di IMS HEALTH ITALIA

 

Crisi economica, fatturato, marginalità ridotta, concorrenza, distribuzione diretta e dpc, onorario professionale, confronto l’estero: un sguardo da un osservatorio privilegiato, come il timone di Ims Healh Italia.

 

farmacia Pavese 041 La farmacia in cifre   lanalisi dellosservatorio di Ims Health Italia

 

Fotografiamo il mercato della farmacia italiana, nella sua globalità. Come sta andando? È passata la tempesta?

Tempesta vera e propria non c’è stata, quanto piuttosto una grande paura in seguito alla crisi finanziaria globale e, specificamente per il mondo farmaceutico, sull’onda di una temuta recessione del settore negli Usa. Questi, a grandi linee, i driver della paura generata, che all’inizio del 2009 si è concretizzata in una contrazione degli investimenti da parte delle aziende -divenute timorose seppur non in presenza di una reale contrazione dei consumi farmaceutici- salvo poi riprendersi nella seconda parte dell’anno. La tempesta, quindi, non c’è stata, perché il mercato farmaceutico non soltanto non si è contratto, ma è cresciuto oltre il 4% in totale e, se ci 10 n. 4 – 2010 riferiamo alla sola farmacia, del 3,8%. Il fatturato, quindi, non ne ha sofferto, pur diminuendo il prezzo medio del farmaco, e questo perché sono aumentati i volumi.

Quali sono i settori che maggiormente hanno sofferto?

Il farmaco in Italia ha sofferto la crisi meno degli altri Paesi, proprio perché il nostro è un mercato largamente rimborsato. Il grande settore dei farmaci rimborsati, infatti, non è stato colpito, al contrario dei medicinali di automedicazione che, però, rappresentano da noi un mercato modesto, soprattutto rispetto ad altri Paesi europei. Il paziente in crisi, infatti, ha ridotto i suoi acquisti dei farmaci a pagamento, potendo far ricorso a quelli rimborsati, mentre non ha risparmiato sui prodotti non farmaceutici, come gli integratori, i notificati o i prodotti per il benessere e la bellezza, che comunque avrebbe dovuto acquistare.

Sono aumentati i volumi e quindi il lavoro, ma il farmacista registra una caduta della sua marginalità. Le risulta in sofferenza, e di quanto, l’utile della farmacia?

La domanda di salute è in continua espansione, come testimonia anche l’aumento del numero delle ricette, ma il valore medio della prescrizione cresce meno, vuoi per il maggior ricorso ai generici, vuoi per i tagli dei prezzi e per le misure di contenimento della spesa. Questo ovviamente si ripercuote sulla marginalità di tutta la catena del farmaco, ma ci risulta che i farmacisti siano riusciti ad assorbire l’aumentato carico di lavoro senza dover cambiare l’organizzazione della farmacia, soprattutto senza dover assumere altro personale, che è la principale voce di spesa. Quindi, la redditività della farmacia sarebbe rimasta stabile, come dire che si lavora di più non per guadagnare di meno, ma per guadagnare lo stesso. In conclusione, chi ci ha guadagnato è lo Stato, non il farmacista, perché ha aumentato il servizio pur mantenendo la spesa sotto controllo. E in prospettiva, che ne sarà della marginalità della farmacia, alla luce dei trend di crescita dei farmaci equivalenti? Se consideriamo il ciclo di vita dei prodotti, possiamo dire che il 2009 e il 2010 sono anni di tregua, dopo le grandi ondate di nuovi generici registrate nel 2006, 2007 e 2008, mentre assisteremo a una forte impennata nel 2011 e nel 2012. Non è, quindi, un problema di oggi, quanto piuttosto dei prossimi due anni, quando l’attuale quota di mercato dei generici, pari al 28%, passerà al 50% circa (considerando tutti i prodotti usciti dal brevetto, sia copie, sia veri generici). Siccome un farmaco della lista di trasparenza -o come dicono in Aifa, della lista di sostituibilità- ha un valore medio di circa 7 euro a confezione, rispetto ai 18 euro dei farmaci fuori lista, il passare dall’attuale 30% al 50% nel 2012 potrebbe creare problemi proprio di marginalità ed è questa una delle ragioni per cui i farmacisti stanno cercando di muoversi, e a ragione, verso un Viagra Online diverso sistema di remunerazione.

La concorrenza, imposta dal Decreto Bersani, aveva preoccupato non poco i farmacisti. Alla prova dei fatti, possiamo ritenere questo pericolo ormai superato?

Dal punto di vista dei numeri, l’erosione del mercato Otc da parte delle parafarmacie e della grande distribuzione si è stabilizzata intorno al 7% totale e anche l’apertura di nuovi punti vendita si è praticamente fermata. Siamo, quindi, in una fase di stasi e un’evoluzione sarà determinata da eventuali manovre legislative. Ritengo improbabile che sia accolta la richiesta di creare “farmacie non convenzionate” che distribuiscano anche i farmaci della classe C, mentre più probabile è la seconda ipotesi, quella di approvare una lista ristretta di farmaci Otc da vendere ovunque e senza farmacista. Questo sarebbe un colpo difficilmente sopportabile da parte di corner e parafarmacie, che già sono in sofferenza. Vorrei, però, aggiungere una riflessione: i timori causati dal Decreto Bersani alla fin fine hanno avuto effetti benefici, perché sia la minacciosa novità della concorrenza sia l’improvvisa comparsa degli sconti hanno stimolato le capacità di difesa del farmacista, favorendo una valorizzazione della farmacia, confluita recentemente nella legge sui nuovi servizi.

La spesa farmaceutica territoriale è da anni congelata, mentre lievita quella ospedaliera. Ritiene sia preferibile, anche in termini economici e non soltanto di qualità del servizio, abbandonare la strada della distribuzione diretta e passare a quella della distribuzione per conto?

Attualmente il fatturato della distribuzione per conto è sui 650 milioni di euro, quasi il 10% della spesa farmaceutica ospedaliera, ma è in forte crescita: anche nel 2009 è au- mentato del 15% rispetto all’anno precedente e il trend è a crescere: a breve, per esempio, partirà la Regione Piemonte con un significativo allargamento della Dpc. Dal punto di vista del paziente, non c’è dubbio che la farmacia garantisca migliore sicurezza, tranquillità e facilità d’accesso e, quindi, appare inutile ricreare un servizio che già altri fanno bene. Inoltre qui i costi sono misurabili, mentre nella distribuzione diretta si riesce a verificare solamente il costo del farmaco, mentre tutti gli altri sono, a oggi, incontrollati e incontrollabili, anche perché la gestione varia di molto a seconda dell’organizzazione delle singole Asl. Vanno poi considerati anche i resi e gli scaduti, molto più alti nella parte pubblica rispetto alla privata, dove il controllo è più efficiente. I vantaggi, dunque, sono esclusivamente di carattere economico e allora, visto l’alto costo di questi prodotti, basterebbe forse rivedere la loro marginalità. n Potrebbe essere una soluzione passare da una remunerazione a percentuale a una mista, comprensiva di onorario professionale? È una proposta interessante, anche perché i nuovi farmaci sono molto costosi e questo determinerà un incremento della spesa pubblica spesso insostenibile. Una soluzione va trovata e in fretta, altrimenti farmacisti e distribuzione intermedia corrono il rischio che essa venga presa unilateralmente, con un ritocco dei margini. È meglio essere propositivi e, quindi, pensarci per tempo e cercare soluzioni condivise.

Il suo osservatorio ha dimensioni internazionali. Come si colloca la farmacia italiana rispetto a quella europea? E quali suggerimenti ci possono venire da esempi stranieri?

Fare confronti qualitativi non è facile, perché abbiamo modelli diversi, spesso non comparabili, però mi sembra che la farmacia italiana per capillarità di presenza, per qualità del servizio, per tradizione e professionalità del farmacista sia un presidio importante del Ssn. Gli ultimi avvenimenti di modernizzazione la portano poi a livelli di eccellenza, anche dal punto di vista dell’organizzazione, dei servizi e dell’estetica. Vedo, però, una contraddizione di fondo: da una parte la farmacia italiana si contraddistingue per l’autorevolezza del ruolo e la bontà del servizio, dall’altra spesso appare come un mondo chiuso, autoreferenziale, ancora molto protetto e garantito. Il farmacista deve, quindi, saper evitare il pericolo dell’appagamento e della fossilizzazione, perché dove manca la competizione spesso cala la tensione a migliorare. 

Articolo di Lorenzo Verlato (Farma Mese)

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