Estetista in farmacia

Articolo tratto da “Il consulente della Farmacia” gennaio/febbraio 2011

Ho ristrutturato la farmacia e ho creato una cabina dermocosmetica perchè vorrei erogare trattamenti estetici a pagamento.Dopo mesi e mesi di dure battaglie sono riuscita a superare degli scogli della Asl,del servizio farmaceutico,ma ora sono incappata in una rigidità allucinante da parte del Comune,o meglio dell’impiegata responsabile,che continua a sostenere che un’estetista può lavorare da me,soprattutto come responsabile dei trattamenti,solo se socia.Io ho spiegato che sussistono realtà di lavoro subordinato e libero professionale (che è quello che vorrei),ma la risposta è sempre no.

Un problema di fondo sussiste,anche se la richiesta da parte del suo Comune di associare un’estetista non trova alcun fondamento,anzi è vietata dalla Legislazione Farmaceutica (art.7 Legge 362).

Il fatto è che l’attività di estetista è ancora considerata attività artigianale.Infatti l’attività di estetista,definita dalla Legge del 04/01/1990 n.1 comprende tutte le prestazioni e i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni,di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti.

L’attività comprende in particolare le seguenti prestazioni:

massaggi facciali ,manicure,pedicure estetica,depilazione,truccatura,visagista,applicazione di unghie artificiali,conduzione di centri di abbronzatura,solarium ecc..

Per avviare un’attività di estetista occorre la presentazione al Comune territorialmente competente della dichiarazione di inizio attività(DIA).Lo stabilisce l’art.10 del D.L. 31 gennaio 2007 n.7 che elimina i criteri della distanza minima tra un esercizio e l’altro,della presenza numerica di altri operatori del settore e l’obbligo della chiusura infrasettimanale.

Occorre inoltre:

  • possedere i requisiti in materia di qualificazione professionale e di conformità dei locali ai requisiti urbanistici ed igienico-sanitari e qui si evidenzia il problema suo:ritengo che l’estetista non abbia uno spazio  ad Ella dedicato e circoscritto da un contratto di uso in quanto lo ribadisco,l’attività non è di tipo professionale,bensì artigianale e la normativa impone il possesso di uno spazio proprio.
  • richiedere la qualifica professionale alla Commissione Provinciale dell’Artigianato o laddove le CPA sono state abolite,direttamente al Registro Imprese.

Infine la qualifica professionale di estetista si consegue in genere (vedi in proposito quanto disposto dalla normativa nazionale e regionale) dopo l’espletamento dell’obbligo scolastico,mediante il superamento di un esame teorico-pratico preceduto dallo svolgimento di un apposito corso regionale o di un periodo di attività lavorativa qualificata.

Ritengo che ella possa superare l’ostacolo solo se l’addetta alla cosmesi abbia una sua posizione all’albo artigiani che implica anche la verifica del possesso dello spazio da dedicarsi all’attività che non può essere quello proprio della farmacia a suo tempo dichiarato all’Autorità Amministrativa Sanitaria.

Novembre 2010

 



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