Distruzione creativa: sconvolge e riorganizza

Distruzione creativa:

sconvolge e riorganizza

Dal luglio 2006 la farmacia italiana non è più la stessa e prima i farmacisti se ne renderanno conto e se ne faranno una ragione, senza vittimismi e rimpianti, e meglio sarà per tutti.
Il mondo corre sempre più velocemente, non si spiega per quale motivo la farmacia ne sarebbe dovuta restare immune.


Non è il mio ruolo fare esamine precise sul Perchè e sul come si sia giunti a questi risultati, ma esprimere alcune considerazioni. Parlo da consumatore finale, da semplice cittadino che osserva e si tiene informato.

Il mio quartiere sta cambiando, la mia strada, i negozi sotto casa stanno cambiando.   La vecchia pompa di benzina nello spiazzo aveva un piccolo spaccio che aveva iniziato tanti anni prima a dare il caffè per poi col tempo fare panini per i tanti operai delle imprese edili della zona. Ora lo spaccio si è trasferito in uno spazio più grande ed è diventato prima paninoteca e pasticceria-gelateria poi con l’apertura di un centro polisportivo e fitness  anche pizzeria ristorante. Intanto il distributore ha raccolto attorno a sé il gommista e l’elettrauto ed ha aperto un centro di autolavaggio. Il chiosco dei giornali si è allargato ed è diventato edicola con vetrine per libri. E’ sorto intanto un supermercato che ha preso il posto di un verduriere ed una panetteria. E la farmacia?

E’ sempre lì al suo posto, immutabile. 80 mq. totali, due vetrine. Si diceva che avesse acquistato i locali a fianco per ampliarsi e dare nuovi servizi, ma la cosa rientrò quando quei locali furono inaugurati dalla filiale di una banca. La farmacia ha sì rinnovato, portando i 20 mq. di sala vendita a 50 e riducendo il deposito, ma fondamentalmente è rimasta vecchia dentro, nello spirito, nell’approccio coi problemi e le aspettative del cliente. Gli espositori delle case, per mancanza di spazio, hanno via via occupato lo spazio che avrebbe dovuto essere del pubblico e dei servizi, creando un effetto bazar. La luce ed i colori scadenti per qualità e quantità hanno fatto il resto.  Il cliente avverte il disagio e ritirato il prodotto al banco, esce il più presto possibile. Questa farmacia diventerà la prossima “preda” o vittima del mercato. Tutto si sta muovendo per creare nuovi bisogni e soddisfarli, per proporre nuove alternative a quello che solo qualche tempo prima si dava per acquisito. Si pensi solo allo slow-food in contrapposizione al fast-food, alle nuove tendenze dello slow marketing, i prodotti “no stress”. La parola d’ordine è “entertainment”  ovvero intrattenere il cliente nel negozio il più a lungo possibile per farli passare momenti di relax, di curiosità, di piacere, di soddisfazione. Cosa ha fatto la farmacia su questa strada? Poco o nulla. E’ rimasta ancorata a modelli obsoleti vecchi di almeno 20 anni. Propone piani continui per esporre i prodotti con l’alibi del “discreto e sobrio” andando dritto nelle fauci della grande distribuzione, che non solo utilizza analoghi supporti espositivi ma con l’arma in più del visual merchandising e la comunicazione, Perchè ha cultura commerciale e spazio per farlo.  Noi abbiamo una visione diversa della farmacia. Puntiamo a renderle più vere e riconoscibili, con una immagine coerente al ruolo del professionista che ha nella farmacia la sua sede. Quindi con un aspetto diverso da quello della grande distribuzione. La professionalità si dimostra anche attraverso la scelta e l’uso dell’arredo, Perchè l’atmosfera, la scenografia sono un valore aggiunto.

L’arredo può diventare uno strumento economico e può rendere operativa una strategia commerciale capace di fare la differenza. Un insieme di segnali che diano contenuto alla farmacia e ne giustificano l’esistenza. L’innovazione è in realtà un fatto di cultura, dove è importante creare risposte emozionali, personalizzate, evocative, magari divertenti. L’innovazione diventa vincente, Perchè fondata sull’uomo, quella che sa cogliere le tendenze sociali, le contaminazioni di gusti e costumi, tiene conto del contesto sociale e rispetta lo spirito dell’architettura del luogo.

Pensiamo ad una farmacia che comunica, con le diverse aree espositive, le sue varie “anime”, pensiamo ad un farmacista quale professionista capace di gestirle, integrarle e proporle nel loro insieme. Solo così si comunica la vera specializzazione della farmacia, solo così si mantiene ad alto livello l’alleanza col pubblico: sapore antico ed insieme moderno. Per dirla come Gail Sheehy “Se non cambiamo non cresciamo, se non cresciamo non stiamo realmente vivendo”.

Guido Sartoretto Verna



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