Una professione resistente

Articolo pubblicato su “Il Farmacista”n°13 del 28 luglio 2006

Care colleghe, cari colleghi,

Proprio mentre scrivo questo note, si stanno chiudendo i termini per la presentazione degli emendamenti al decreto Bersani sulla competitività. Tra le richieste di misure correttive hanno trovato posto anche quelle che la Federazione degli Ordini – dopo averle elaborate attraverso un intenso lavoro di interlocuzione con tutte le istituzioni, da Palazzo Chigi fino alle Commissioni parlamentari e con numerosissimi esponenti del mondo politico – ha avanzato nel tentativo di correggere un provvedimento che (questa è la realtà, e tanto vale guardarla in faccia) sembra comunque destinato a diventare legge dello Stato, a meno di colpi di scena che oggi, martedì 18 luglio, appaiono francamente improbabili.

Pur senza lasciare niente di intentato per aggiustare tutto quello che può essere aggiustato in sede di conversione in legge del decreto, è però assolutamente vitale cominciare a interrogarsi su come sarà l’eventuale “day after”. Perchè è chiaro che, stavolta, la professione farmaceutica si trova davvero a una svolta decisiva, e non a una nuttata che ha da passa’, come tante altre in precedenza.

Oggi siamo di fronte a un vero e proprio cambio di regole e conseguentemente di scenario ed è con questi che dovremo fare i conti, con realismo e senza illusioni. Il sistema farmacia così come lo abbiamo conosciuto dal 1968 fino ad oggi, quello ancorato al possesso contemporaneo di sette prerogative (monopolio del farmaco, pianta organica, rapporto farmacia-abitanti, sconto lineare, prezzo fisso, distanza tra esercizi, trasferibilità della concessione), aveva del resto già subito importanti e significative erosioni, con la legge 405 che, di fatto, andò a intaccare il monopolio e sconto lineare, e con la più recente legge 149 che di fatto ha fatto cadere il prezzo fisso e unico sul territorio nazionale.

Il DL Bersani, ovviamente, ha portata ben superiore a questi precedenti, ed effetti ben più dirompenti. Ma proprio per questo dobbiamo cercare di capire e abbiamo l’obbligo di progettare le direzioni verso le quali la professione deve evolvere. E questo non per elaborare una strategia di sopravvivenza ma per costruire una strategia di sviluppo sostenibile. Non è semplice, certo, Perchè cambiare non è mai nè facile nè indolore. Ma non esistono altre opzioni: o la professione farmaceutica sarà capace di modulare il suo modo di essere e di operare all’interno degli scenari prodotti dal cambio delle regole (processo, peraltro, che probabilmente non è ancora arrivato a termine: come ha giù annunciato il capo del governo, altre norme cambieranno nei prossimi mesi, a partire da quelle sugli Ordini), oppure smetterà di esistere come professione per ridursi a essere “attività”. Qualcuno – come ho potuto constatare registrando le reazioni e gli umori di molti colleghi – + in effetti già convinto che sarà così e che il DL Bersani rappresenti per la nostra professione ciò che l’eruzione del Vesuvio fu per Pompei. Mi sembra francamente eccessivo e anche poco rispettoso della dignità e della storia della nostra professione: l’anagrafe mi consente di ricordare gli anni precedenti alla legge 475 del ’68, quando le condizione e le garanzie per farmacisti e farmacie non erano davvero quelle conosciute negli ultimi quarant’anni…

L’ottimismo della volontà ma anche quello della ragione, mi inducono dunque a non assecondare derive catastrofiste, Perchè l’impianto del servizio farmaceutico fondato sulla primazia e centralità del farmacista e della farmacia comunque rimane, sia pure in un quadro che si è fatto molto più problematico e complesso che in passato.

Mantenerlo dipende da noi, da come riusciremo a moldularci e a rispondere alle profonde trasformazioni alle quali stiamo assistendo. Si tratta, semplicemente, di cominciare a pensare, Perchè io continuo a credere che se riusciremo a dare qualcosa di più alla professione, se saremo capaci di cambiare assetto, ruolo e comportamento, se alle sfide di eventuali mercanti sapremo opporre le ragioni alte della professione, resistendo alla tentazione di perderci in rimpianti e nostalgie per passati che non tornano e in recriminazioni e rimpalli di responsabilità al nostro interno, abbiamo ancora spazi per affrontare il futuro a testa alta e con ragionevole fiducia, continuando ad affermare una presenza, un ruolo e una funzione.

Mi piacerebbe, dunque, se fossimo fin da subito capaci di puntare lo sguardo un po’ più in là, oltre l’orizzonte. Mi rendo conto che in questo momento il decreto Bersani è un po’ come la siepe che “da tanta parte de l’ultimo orizzonte il guardo esclude” cantata da un mio omonimo ben più illustre, ma io credo che nel tempo a venire dovremo imparare ad affermare la nostra dignità di professionisti in uno scenario meno garantito e più competitivo, che comunque (ne discutevamo da anni) avrebbe finito per arrivare.

Sono personalmente convinto che, passato il comprensibile choc iniziale, sapremo reagire, Perchè i nostri quasi ottocento anni di storia stanno a significare che i farmacisti sono gente tosta. E come ricorda un celeberrimo detto americano, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Non v ‘è dubbio che – quale che sia l’ultima e definitiva sua formulazione, nella quale ci auguriamo possano in ogni caso trovare accoglimento le richieste federali, di cui si parla diffusamente in altre pagine del giornale – con il decreto Bersani il gioco si va facendo duro, durissimo. E’ il momento di dimostrare a quale grado della scala Mohs appartiene la nostra scorza.

Giacomo Leopardi

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