Il consulente medico in farmacia

Articolo tratto da “Il consulente della Farmacia” gennaio/febbraio 2011

Ho la farmacia disposta su 2 livelli e nel piano superiore ho realizzato una stanza separata (ma sempre facente parte dei locali della farmacia),nella quale volevo sapere se si potevano fare e in che modo,delle giornate di consulenza gratuita fatta da medici specialistici offerti alla clientela.

Non le nego che il quesito che ella mi pone non mi era mai stato proposto precedentemente.Se devo analizzare la sua richiesta da un profilo strettamente giuridico attraverso il combinato di norme imperative e deontologiche non ravviso alcuna problematica di sorta ad un servizio che appare rivolto ad un’attività formativa o informativa,che anzi dovrebbe essere elogiata in quanto la farmacia medesima si porrebbe come strumento per un’educazione sanitaria del cittadino.

Il limite che mi balza all’occhio è di tipo strettamente ermeneutico:ella parla di giornate di consulenza da offrirsi alla “clientela” e il termine clientela rimanda ad una fattispecie commerciale.

Ora il codice deontologico del farmacista prevede che egli non può operare alcuna forma di pubblicità a favore di altri professionisti sanitari e relative strutture.Inoltre il farmacista non può accettare ne proporre l’esposizione di qualsiasi comunicazione relativa alla propria farmacia negli studi,ambulatori medici e veterinari,cliniche e strutture sanitarie in genere.

Di contro il codice deontologico medico prevede all’articolo 77 “il medico è tenuto a partecipare all’attività e ai programmi di tutela della salute nell’interesse della collettività“.Sono inoltre vietate al medico tutte le forme,dirette e indirette,di pubblicità personale o vantaggio della struttura,pubblica o privata,nella quale presta la sua opera.

Il medico è responsabile dell’uso che si fa del suo nome,delle sue qualifiche professionali e delle sue dichiarazioni.Egli deve evitare che attraverso organi di stampa,strumenti televisivi o informatici,collaborazioni a inchieste e interventi televisivi,si concretizzi una condizione di promozione o di sfruttamento pubblicitario del suo nome o di altri colleghi.

E l’art.54 del Codice deontologico medico:l’informazione sanitaria non può assumere le caratteristiche della pubblicità commerciale.Per consentire ai cittadini una scelta libera e consapevole tra strutture,servizi e professionisti è indispensabile che l’informazione,con qualsiasi mezzo diffusa,non sia arbitraria e discrezionale,ma utile,veritiera,certificata con dati oggettivi e controllabili e previo nulla osta rilasciato per iscritto dal Consiglio dell’Ordine provinciale di appartenenza sulla base di principi di indirizzo e di coordinamento della Federazione Nazionale.

Il medico che partecipi a iniziative di educazione alla salute,su temi corrispondenti alle sue conoscenze e competenze,deve garantire,indipentemente dal mezzo impiegato,informazioni scientificamente rigorose,obbiettive,prudenti (che non producano timori infondati spinte consumistiche o illusorie attese nella pubblica opinione) ed evitare,anche indirettamente,qualsiasi forma pubblicitaria personale o della struttura nella quale opera.Come ella vede i confini fra un servizio che appare encomiabile e il rischio che “qualcuno” lo interpreti come attività commerciale è elevato per tanto Le consiglio a) di attenersi alle regole citate b) di farsi approvare programma e modalità dei corsi all’Ordine dei Farmacisti e di farlo approvare per competenza propria all’Ordine dei Medici.

Ottobre 2010






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