“Lighting design” in farmacia. Creatività e ricerca per nuove atmosfere

Lighting design in farmacia

Creatività, tecnologia e ricerca della luce

Nel 1879 Thomas Edison a 32 anni inventava la lampadina ad incandescenza. Tre anni dopo New York era già illuminata da 5000 lampadine. Era finita un’epoca, legata ai ritmi  ed alle cadenze della natura: il sole, il giorno, la notte, le stagioni. Si affievolivano sino a diventare ricordi ed ombre immagini, rumori, odori che fino ad allora erano stati il mondo dei nostri avi. Il naturale lasciava il posto all’artificiale. Sono passati da allora solo 25 lustri …

Foto 1/2 – Gli schienali sono bianchi e ciechi.

Le rese differenti sono dovute ai gradi KBenvenuti nel mondo che non dorme mai! La farmacia perchè dovrebbe rimanere immune? Perchè lo speziale usa ancora la candela nel suo laboratorio tra i suoi alambicchi? E’ una iperbole, naturalmente, ma la differenza tra l’illuminazione degli shops delle grandi marche dei grandi centri e la maggior parte delle farmacie di quelle stesse città è davvero stridente. Nelle prime c’è un rincorrersi di immagini, luci, suoni, a volte anche di profumi, che catturano l’attenzione del cliente, lo rendono partecipe e lo coinvolgono nel rito dello shopping. Nella maggioranza delle farmacie, e non solo in Italia, questa attenzione che è rispetto verso la curiosità del cliente, è del tutto trascurata. Sembra che Galeno e Seneca siano amici, solo dovere senza piacere …. Ma sono passati 25 lustri!

L’illuminazione è un fattore molto importante, con la luce la farmacia parla coi suoi clienti, mette in risalto i settori, le linee o i prodotti che vuole evidenziare, li accompagna lungo il percorso, li sorprende e li rassicura, rendendo un clima magico.

Siamo certi che come la professionalità del farmacista sia il valore aggiunto al prodotto, così l’illuminazione lo sia per l’arredo, per questo motivo diamo molta importanza allo studio illuminotecnico che fa da complemento ad ogni studio progettuale.

Foto 3 – Mix di luci per scolpire i volumi

Due sono i fattori da tenere presente: K ed Lx.

K sta per gradi Kelvin ed indica la temperatura  della luce; Lx sta per Lux ed è l’unità di misura per l’illuminamento.

La luce ed i colori per come noi li vediamo non sono altro che una interpretazione del nostro cervello. Esso raccoglie le informazioni dall’occhio e le elabora, condizionato inoltre dalle differenti condizioni di luce che rende difficile una catalogazione standard dei colori Perchè ogni cervello percepisce e filtra a suo modo le informazioni. Ciò ha indotto a creare una convenzione per stabilire la tonalità di colore della luce. La luce si definisce convenzionalmente bianca quando ha una temperatura colore attorno ai 5500 K attribuita alla luce diurna.. Il colore di un oggetto dipende intrinsecamente dalla temperatura dello stesso, nasce quindi una associazione fra calore di un corpo e colore del corpo ad una data temperatura. Lo 0°K è pari a -273°C. Se utilizzeremo per la farmacia una temperatura colore bassa (2000/3000 K) avremmo una dominante calda (foto 1),  adatta ad una gioielleria od una boutique di lusso, se utilizzeremo viceversa una alta (6000/7000 K) avremmo una dominante fredda (foto 2), adatta ad un centro alimentare od un ospedale. Siamo contrari ad una luce uniforme, magari come quella diurna, Perchè l’eccessivo appiattimento tra esterno ed interno rilassa la vista ma non crea curiosità. Meglio un intrigante mix, dove le luci fredde sono lineari (tipo fluorescenti o neon) ed hanno lo scopo di scolpire ed evidenziare i volumi e quelle calde sono puntiformi (tipo alogene dicroiche od a ioduri) e mettono in risalto i prodotti (foto 3). Sui banchi si suggeriscono in alternativa a sospensione con lampade fluorescenti compatte da 32W o misto led e ioduri metallici da 35W (foto 6).

Foto 4 – Binario a led con testo mobile

Il lux è pari ad un lumen per mq. La luce del sole varia tra i 32000 ed i 100000 lux, la luna è pari ad 1 lux. Ogni lampadina dispone di un suo livello di illuminamento espresso in Lx e di una curva fotometrica rapportata ai piani orizzontale e verticale e relativa all’ampiezza di apertura espressa in gradi. Esistono alcuni parametri che fanno da riferimento: garantire almeno 500 lux per le zone di vendita, 250 per le zone di attesa e passaggio, 120 per zone deposito, 1600 per le vetrine in vie animate, 3000 per le vie principali fino a 5000 per contrastare la luce diurna.

Ci sono poi altre fonti luminose, non convenzionali, che stanno emergendo. La loro prerogativa non è tanto quella di illuminare ma quella di farsi vedere. Sono pertanto per ora legati ad un ambito prettamente scenografico ed hanno la caratteristica di emanare luce fredda a bassissimo consumo e lunga durata. Appartengono a questo gruppo i Led (foto 4) che posizionati ad incasso a pavimento od a parete suggeriscono percorsi o testi. Le Fibre Ottiche (foto 5) ideali per riprodurre i cieli stellati od illuminare prodotti sensibili al calore. I Laser (foto 6) che creano effetti altamente decorativi bucando l’aria coi loro raggi e disegnando testi od immagini.

Foto 5 – Fibre ottiche per cielo stellato

Il progresso è inarrestabile: dietro l’angolo stanno arrivando gli Oled, display composti da film organici elettroluminescenti che sostituiranno i cristalli liquidi. Sottili, flessibili, brillanti, ad ampio angolo visivo e a basso consumo, saranno incorporabili ed adattabili in ogni oggetto.

Foto 6 – Apparecchi a sospensione a led e ioduri e logo a raggio laser
Conoscere e capire la luce, sfruttandola a proprio vantaggio, è molto importante per rendere  unico l’ambiente di vendita per i vostri clienti e piacevole il vostro luogo di lavoro.

WORK in future.