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Partire da zero si può – “Farmacia news”
Ma è poi vero che farmacisti si nasce? Che i titolari di farmacia sono figli di titolari di farmacia, figli di titolari di farmacia e così all’infinito? Se è vero, quella di Paolo Polini e di sua moglie Maria Teresa Faucci, titolari della farmacia nel centro dell’omonima città, Bagno a Ripoli (Fi), è una storia eccezionale, iniziata a Siviglia dove «galeotto fu Erasmus…» «La farmacia è una società fra me e mia moglie. Nessuno dei due è figlio di farmacisti. Io arrivo da Pavia, lei è fiorentina. Ci siamo conosciuti nel 1995 a Siviglia durante un programma Erasmus. Mia moglie è laureata in farmacia io in chimica e tecnologie farmaceutiche. Dopo la laurea lei ha iniziato la sua attività di ricerca all’Università di Firenze, io ho cominciato a lavorare nelle aziende farmaceutiche. Quando nel 2000 abbiamo deciso di sposarci mi sono trasferito a Firenze per dare a lei la possibilità di continuare il suo lavoro di ricerca. Io invece ho iniziato, senza entusiasmo, l’attività d’informatore medico scientifico. Intanto però avevamo maturato il progetto di acquisire una farmacia. Tanto è vero che siamo andati a vivere in affitto e ai nostri genitori abbiamo chiesto se erano disposti ad aiutarci ad acquistare una farmacia, anziché un appartamento.

Nonostante quel che si dice sull’impossibilità di entrare nella lobby dei farmacisti, noi una farmacia l’abbiamo trovata ed eccoci qua…».
Quando avete iniziato la vostra attività?
«Il primo gennaio del 2003. Poi nel 2004 abbiamo affittato anche uno spazio accanto e abbiamo potuto ristrutturare e reimpostare la farmacia. Abbiamo voluto dare un’impostazione più moderna, più luminosa.Abbiamo giocato molto sulle luci, Perchè offrendo a una persona che ha bisogno di aiuto un bell’ambiente, già solo per questo la predisponiamo a star meglio. La farmacia è vista a volte come il posto dove «si spendono i peggiori soldi», per questo dobbiamo offrire una bella accoglienza, dobbiamo coccolare i nostri clienti, cercando di aiutarli a risolvere i loro problemi non necessariamente vendendogli un prodotto…
Il nostro è un lavoro che deve piacere, Perchè impegna molto sul piano umano e non solo tecnico- professionale. Noi vediamo a volte l’escalation della malattia: dal farmaco blando alla terapia del dolore, all’ossigeno, realizziamo la tragedia familiare che si sta compiendo. Ma al di là di questo, ogni persona che entra da noi ha un problema, piccolo o grande che sia, a volte ha anche solo bisogno di scambiare quattro chiacchiere, ma sempre richiede la nostra attenzione e la nostra capacità di ascoltare».
Quante sono le farmacie che operano sul vostro territorio?
«Nel Comune di Bagno a Ripoli le Farmacie sono 7 distribuite su tre paesi limitrofi ma la nostra è l’unica ubicata nel centro del capoluogo. Io spero che il mio cliente non venga da me solo Perchè sono l’unico in centro, ma che abbia avuto la possibilità di girare, di frequentare altre farmacie, erboristerie, profumerie e che venga qui Perchè ci ha scelto per la nostra professionalità e non per la comodità dell’ubicazione. Questa è la carta principale che noi possiamo giocare oggi e nel futuro, anche quando saremo costretti a «cedere » i farmaci da banco alla grande distribuzione. Perchè la domanda non è “succederà?”, ma “quando succederà?”. È un processo che ha già investito tutto il mondo della distribuzione commerciale e inevitabilmente toccherà anche noi».
Quali sono i servizi che offrite oltre la vendita dei farmaci?
«Quando nel dicembre del 2005 abbiamo inaugurato la nuova farmacia lo spazio maggiore a disposizione ci ha permesso da un lato di aumentare le scorte, dall’altro di aggiungere nuovi servizi a quello della misurazione della pressione che c’era già. Oggi facciamo anche l’esame del sangue, dell’urina e dell’acqua. Abbiamo delle attrezzature fatte apposta per le farmacie che, una volta inseriti i prelievi, operano automaticamente, senza alcun intervento nostro: fanno l’esame e forniscono una stampata con i risultati.
Questi esami non si propongono di sostituire quelli dell’Asl, però sono utili per persone che hanno bisogno di fare dei controlli periodici anche frequenti – colesterolo, glicemia, trigliceridi ecc. Oppure persone che iniziano una terapia e debbono controllarne gli effetti verificando alcuni specifici valori senza bisogno di rifare tutti gli esami. I tempi sono molto inferiori e anche i costi.
Poi è inutile rifare tutti gli esami del sangue, per esempio, fatti il mese prima, quando al medico interessa solo un determinato valore determinato valore.
Dalla scorsa estate facciamo anche l’esame dell’acqua, qui è importante Perchè viviamo in campagna, molte case hanno pozzi. L’attestato di potabilità naturalmente è di competenza dell’Asl, noi non possiamo darla, ma, anche in questo caso con tempi e costi inferiori, siamo in grado di fare dei controlli dal punto di vista fisico, organolettico e batteriologico che possono stabilire se l’acqua è utilizzabile per esempio per annaffiare i pomodori o per riempire la piscina.
A breve dovrebbe partire anche il Cup (Centro Unico Prenotazione). Il tutto fa parte tutto di un’idea della farmacia in cui dispensare il farmaco resta il compito principale della farmacia, ma integrato dall’offerta di un pool di servizi al cittadino».
C’è un’area del naturale?
«Al settore base del farmaco con e senza ricetta, è stato aggiunta per primo quello della fitoterapia. Naturalmente non proponiamo mai questi prodotti in alternativa a quello che prescrive il medico, ma solo alle persone che magari ci chiedono qualcosa di naturale… Da poco tempo è entrata a far parte della nostra squadra anche una dottoressa che viene da un’esperienza in una primaria società di produzione di farmaci omeopatici e questo ci ha permesso di fare un salto in avanti in questo campo che è secondo me molto più complesso e difficile della fitoterapia. Quest’ultima, infatti, è alla base della medicina tradizionale mentre l’omeopatia è una disciplina completamente nuova. Oltre a fornire i farmaci omeopatici che vengono espressamente richiesti, la nostra dottoressa offre un servizio di consulenza anche su appuntamento.
Questa personalizzazione del rapporto noi la favoriamo anche in generale, per cui magari c’è un cliente che viene e aspetta che si liberi la dottoressa con la quale parla di solito e conosce i suoi problemi…».
Quindi la farmacia in qualche modo è strutturata anche per specialità
«In farmacia lavorano sia farmacisti sia non farmacisti. Naturalmente solo i farmacisti possono servire farmaci. Ci sono almeno due persone nei vari settori, una molto preparata, un’altra che l’affianca e che acquisisce esperienza. I reparti, se così si può dire, oltre i farmaci su prescrizione e da banco, sono Fitoterapia, Omeopatia, Cosmesi e Preparazioni galeniche.
Quest’ultima più che una realtà già compiuta è un progetto che stiamo realizzando gradualmente.
Nel 95% dei casi le preparazioni galeniche sono fatte su prescrizione di un medico.
Però è un settore che cerchiamo di sviluppare, abbiamo fatto degli investimenti, acquistando dei macchinari, per metterci in condizione di fare anche dei prodotti presenti nella farmacopea ufficiale. Noi pensiamo di offrire un prodotto di qualità e che magari costi un po’ meno, con il nome della Farmacia: l’esempio classico è la vitamina C».
Ogni tanto si riaccende la discussione sul fatto che la farmacia ormai vende di tutto. La questione forse più controversa è quella dei cosmetici…
«Io ho vissuto solo gli ultimi treanni del «mondo farmacia» e non avendo una tradizione familiare nel campo ci sono entrato senza conoscerne l’evoluzione. Mi è più difficile fare confronti su «com’era una volta… ». Io credo però che la missione della farmacia sia di essere un punto di incrocio del benessere, dello «star bene», che, di conseguenza, spazia dall’occuparsi di salute in senso stretto e di farmaci, di fitoterapia e di omeopatia, ma che propone anche la dermocosmesi. Il problema è se nella scelta dei prodotti e nel servizio che offro sono capace di valorizzare le mie conoscenze mediche e farmacologiche e, di conseguenza, a differenziarmi da un semplice punto vendita di cosmetici. Poi, certo, nel concetto di «star bene » si può far rientrare tutto e il contrario di tutto, però qualche dubbio mi viene se vedo esposti in farmacia profumi alcolici o addirittura bigiotteria…».
Lei essendo così giovane sarà uno dei protagonisti della farmacia del futuro. Come vede questo futuro anche in relazione a quanto accennava prima sulla grande distribuzione?
«Bisogna intendersi: il farmaco è un prodotto di consumo o un prodotto di necessità? L’Italia è il paese che registra il minor errore nell’uso dei farmaci da banco anche Perchè essendo considerati prodotti di necessità sono venduti in luoghi specializzati, le farmacie appunto, nelle quali si può chiedere un consiglio. Dicono che anche nel supermercato ci sarà il farmacista? Ben venga, ma questo modo d’impostare le cose evidenzia una visione estremamente riduttiva del settore farmaceutico.
Noi, infatti, possiamo interagire con la persona sull’utilizzo o meno di un determinato farmaco, per esempio se vediamo che già ne assume altri che potrebbero non andar bene con quello che ci richiede.
Certo, non sempre questo si fa, però si dovrebbe, ci sono le condizioni per farlo… Ma nel supermercato no: scindere i luoghi in cui si dispensano farmaci da banco dal luogo in cui si dispensano tutti i farmaci può essere dannoso per il cittadino. Io, poi, mi sento preso in giro quando dicono che il farmaco nel supermercato costerà meno ed è per questo che ce li vogliono mettere. Dicano quello che è: una scelta commerciale tesa ad aumentare la gamma dei prodotti offerti dalla grande distribuzione. Allora il problema è: magari è vero che il singolo prodotto al supermercato costa meno, ma il supermercato è il luogo della vendita per antonomasia, ne fanno una scienza ed è normale che uno alla fine comperi e spenda molto di più di quello che voleva e che gli serviva davvero.
Con i farmaci succederà lo stesso?
Quanto a quello che possiamo fare noi farmacisti di fronte a questa prospettiva non ho dubbi. Forse venderemo meno farmaci da banco forse no… Quel che è certo è che la grande distribuzione, in tutti i settori in cui è entrata, non è stata in grado di offrire lo stesso tipo di servizio personalizzato che, almeno potenzialmente, è in grado di fornire il piccolo esercizio. È su questa potenzialità che noi dobbiamo giocare: la carta vincente per noi è la nostra professionalità, intesa anche come capacità di ascoltare i bisogni dei nostri clienti e di offrire loro un aiuto anche a prescindere dalla vendita di questo o quel farmaco».
di Franco Travaglini
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