La teoria degli anelli – gestire il cambiamento in farmacia

Mi chiamo Guido Sartoretto Verna e sono il titolare dell’azienda omonima, che tratta sistemi ed architetture per le farmacie, dal 1965.
Mi rivolgo all’ uomo-farmacista, che in questo momento della sua vita si trova a dover affrontare situazioni non previste ed a prendere decisioni che influenzeranno i risultati economici dei suoi prossimi anni.  Situazioni aggravate dalla velocità in cui il mercato, dopo decenni di immobilismo, sta cambiando e scenari del tutto imprevisti si stanno delineando all’orizzonte.

Faccio un esempio figurato. Immaginiamo che la terra sia il vostro nucleo di partenza. La vostra è una farmacia ereditata dal nonno o dal genitore, in un territorio conosciuto ed amico che vi ha spinto su orbite molto esterne. Un benessere sicuro, raggiunto su certezze consolidate: un territorio protetto, una clientela fedele, una concorrenza ridotta e controllata, un fatturato quasi certo come una rendita.  Di colpo, come un brutto sogno, lo scenario è cambiato. Nuovi attori invadono il territorio oltre al contemporaneo ridimensionamento del farmaco rimborsato che non avrà più il trend positivo che ha avuto negli ultimi anni. Tutto questo porterà la farmacia a scelte importanti.

Le alternative sono due.

– PRIMA: si tenta di difendere le posizioni raggiunte, riducendo i costi, tagliando gli investimenti per compensare  il minor fatturato e si accetta un ridimensionamento generale di prestigio, d’immagine. La farmacia ha meno spinta ed arretra all’anello inferiore, più vicino al nucleo d’origine.

– SECONDA: la farmacia accetta la sfida e prende le dovute contromisure. Conviene che in un mercato discontinuo come l’attuale, la flessibilità è più importante della solidità. Decide di aggredire con maggior convinzione il mercato commerciale. Investe nuove risorse finanziarie per acquisire nuovi spazi, aumentare offerta e servizio, migliorare l’ascolto e la disponibilità verso i problemi del cliente. Il nuovo carburante ha stabilizzato l’orbita dell’anello, ha retto l’urto del mercato e preparato le premesse per passare all’anello superiore.

La domanda non è quindi “Credo nel futuro della farmacia?” ma “Credo nel futuro di essere farmacista?”. I motivi per vedere positivo non mancano di certo, si pensi alla crescita della popolazione, all’aumento dell’età media, alla maggior attenzione per la salute e quindi per il benessere, ai nuovi servizi.
Dopo tanti anni di equilibri commerciali di non aggressione, il farmacista saprà sfoderare la grinta necessaria per gestire il cambiamento e non subirlo? Ruoli importanti avranno l’informazione, la fantasia ed il proprio passato se costruito con professionalità. La partita è come sempre per buona parte in mano al farmacista-manager.



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