farmacia del cambiamento

QUESTA FARMACIA DEL CAMBIAMENTO…

QUESTA FARMACIA DEL CAMBIAMENTO...

Il nostro ruolo di farmacisti necessita di cambiamenti, e questo lo sentiamo: ma come strutturarci per affrontare le nuove “sfide” come piace a tutti noi chiamarle?

Articolo di Michela Pallonari dello STUDIO ASSOCIATO BACIGALUPO – LUCIDI

farmacia del cambiamento

Durante questo sciagurato periodo il titolare di farmacia, ma forse anche il farmacista in generale, ha visto accelerare in termini considerevoli il processo di cambiamento avviato sulla carta da oltre dieci anni, ma per molte farmacie diventato effettivo solo negli ultimi due o tre.

Quindi, oltre a dispensare farmaci, consigli per salute e bellezza , la farmacia sta sempre più volgendo verso un ruolo di autentico centro di prevenzione.

La stretta logica del prezzo – in questa evoluzione – non può dunque pagare secondo le aspettative magari di qualche tempo fa, come è vero d’altra parte che, come tutti sappiamo, i famosi “nuovi servizi” appaio sempre meno una meta teorica e sempre più un approdo concreto e da sfruttare quanto più lo permetta il “bacino di utenza” della farmacia, inteso bensì anche come clientela residente nella zona, ma spesso le è consentito guardare anche ben oltre.

Nessuno può negare comunque che, se ben organizzati, i “nuovi servizi” possono di frequente rivelarsi veicoli importanti, se non fondamentali, anche per fidelizzare i clienti, e però bisogna sempre tenere ben presente la normativa sulla privacy [come abbiamo scritto in una recente Sediva News] e questo purtroppo i farmacisti talora lo dimenticano con eccessiva facilità.

I servizi, inoltre, fanno/possono aumentare i contatti, stimolare nuovi ingressi e spingere la clientela a percepirvi con ancor maggiore autorevolezza e forse, chissà, sotto aspetti più gratificanti rispetto a qualche vostro collega.

In definitiva, farmacia di quartiere sì, ma anche altro o molto altro.
Come accompagnare, però, tale mutazione che del resto – almeno in questo momento – sembra inarrestabile?

Una risposta potrebbe essere la seguente: strutturare per qualità e quantità i servizi tenendo adeguato conto dell’offerta presente sul mercato [quello ristretto di zona e quello meno ristretto del territorio comunale] e anche, ma soprattutto, del target della clientela [di quartiere e non], sviluppando tendenzialmente in tale direzione – pur sapendo bene che probabilmente stiamo troppo semplificando una vicenda sicuramente molto più articolata e complessa – queste quattro categorie: la prevenzione, il supporto
alle cure mediche, la dermocosmesi; i servizi innovativi e digitali.

Con l’aiuto di un consulente la farmacia può definire insomma la strategia che le è più adatta e congeniale, quasi come cucire un vestito in modalità sartoriale, senza peraltro mai trascurare il fondamentalissimo e imprescindibile “team” della farmacia che deve infatti essere formato ad  eseguire un’unica procedura ed un unico me todo di lavoro.

La pianificazione va quindi organizzata in base anche all’annualità’ e alle stagioni, all’ingresso di nuovi prodotti e servizi, ai prodotti complementari da abbinare, ecc..

Infine, l’ultimo passaggio – che però è anche il più importante – attiene fatalmente all’analisi della redditività [strumento cult del controllo di gestione] per reparti, per personale, per metri quadri.
Comunque, di questo e di altro parleremo anche in altre occasioni.

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